Gli investimenti diretti si originano come risultato del movimento internazionale del capitale. Secondo la teoria economica il movimento, ovvero il trasferimento dei fattori produttivi, è conseguenza della differenza del loro costo tra il paese d'origine e il paese destinatario. Il movimento internazionale del capitale si configura sotto varie forme, ovvero prestiti, investimenti di portafoglio, investimenti diretti, depositi e aiuti economici.
Per quanto riguarda gli investimenti stranieri diretti realizzati all'estero dalle imprese che investono il proprio capitale, si può dire che siano motivati in linea di principio dalla volontà di aumentare i profitti e dalla realizzazione di posizioni vantaggiose sul mercato, attraverso l'allargamento della produzione. Se le imprese valutano che in un altro paese realizzeranno un tasso di profitto maggiore, investiranno il proprio capitale in questo paese. Se ritengono più vantaggioso collocare la produzione all'estero piuttosto che produrre nel paese d'origine o vendere la licenza a società straniere, decideranno d'investire all'estero. Naturalmente, i numerosi incentivi da una parte e gli ostacoli dall'altra influiscono sulla realizzazione o meno dell'investimento (vedi capitolo 2).
Le molteplici modalità in cui si estrinseca il movimento internazionale del capitale hanno una grande importanza per i paesi meno sviluppati, che normalmente non dispongono di depositi propri, come fonte degli investimenti necessari per la realizzazione della crescita e dello sviluppo economico. Il capitale straniero, quindi, attraverso varie forme di trasferimenti, entra in questi paesi aumentandone le loro possibilità di sviluppo. Per quel che concerne la crescita dei paesi meno sviluppati che si è potuta osservare fino ai giorni nostri, è possibile constatare che, nelle fasi di sviluppo iniziali, le varie forme di aiuti stranieri hanno rivestito un ruolo fondamentale. Ne consegue una tendenza di afflusso sempre maggiore di capitale straniero attraverso investimenti diretti e altre forme di trasferimento del capitale privato. La fase successiva, invece, ha fatto registrare una graduale sostituzione del capitale straniero con i risparmi nazionali.
L'aiuto straniero ha principalmente carattere di aiuto pubblico per i paesi in via di sviluppo e per i paesi di transizione; esso si manifesta attraverso i seguenti tre modi:
" prestiti a fondo perduto (il paese destinatario non restituisce il prestito erogato, né gli interessi maturati);
" prestiti in concessione, ottenuti a condizioni più favorevoli rispetto a quelle vigenti nel mercato mondiale dei capitali (tasso d'interesse agevolato, differimento dell'inizio della rateazione, termine di estinzione dilazionato);
" interventi di istituzioni multilaterali destinati a sostenere lo sviluppo, come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e le banche regionali per lo sviluppo.
Se si analizza il corso storico dell'utilizzo di alcuni modelli di finanziamento internazionale è possibile constatare come ci sia stato un cambiamento nelle forme principali di investimenti internazionali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e fino agli anni Sessanta del secolo scorso, la fonte dominante degli investimenti era data dal capitale pubblico; da allora il modello leader è divenuto quello degli investimenti diretti, dei prestiti bancari e commerciali e degli investimenti di portafoglio. Detto ciò è importante sapere che i paesi maggiormente utilizzano gli investimenti stranieri diretti, sono allo stesso tempo i più grossi destinatari degli stessi. Questa è la conseguenza diretta del movimento dei capitali nelle aree dov'è possibile realizzare un profitto più alto. Per quanto riguarda i finanziamenti dei paesi in via di sviluppo, fino agli anni Settanta del XX secolo, il capitale pubblico piazzato dai governi dei paesi sviluppati e dalle agenzie multilaterali ha rappresentato la fonte estera base del finanziamento della loro crescita. Tuttavia, man mano che le necessità di capitale straniero da parte dei paesi in via di sviluppo aumentavano e veniva superata la possibilità di soddisfarle da fonti pubbliche, si cominciò a determinare un aumento delle varie forme di finanziamento privato. La partecipazione di queste ultime è dunque cresciuta fino all'inizio della cosiddetta crisi dei debitori negli anni Ottanta del secolo scorso. Da allora è stato appurato che il finanziamento da fonti private dipende dalle condizioni economiche, sociali, politiche e istituzionali dei paesi in via di sviluppo e di quelli di transizione.
Il capitale che viene attualmente investito attraverso gli investimenti diretti è dunque principalmente di derivazione privata. Ciò premesso, è necessario sapere che la concezione degli investimenti diretti non è uguale per tutti gli economisti. Una parte di questi, infatti, per investimenti diretti intende l'investimento nelle imprese già esistenti o in quelle nuove, dove l'investitore acquisisce il diritto di amministrare o controllare l'azienda nella quale investe, che si differenzia dagli investimenti di portafoglio ossia dagli investimenti in titoli. Tuttavia, secondo le definizioni internazionalmente accettate, per investimenti stranieri diretti (foreign direct investment - FDI) s'intende l'acquisto delle azioni o delle quote in proprietà da parte degli investitori non residenti, nei soggetti economici residenti, con le quali si consegue il 10% o più delle quote in proprietà. Ciò significa che, secondo tali definizioni, il criterio dell'investimento diretto è l'acquisto della quota in proprietà nell'impresa e non piuttosto il diritto di amministrare ovvero di controllare da parte dell'investitore. I diversi approcci alla definizione degli investimenti stranieri diretti sono dipesi dal fatto che, dal punto di vista statistico, viene indistintamente usato il termine investimenti stranieri diretti del proprietario per intendere qualsiasi tipo di quota in proprietà nell'impresa. A seconda delle loro caratteristiche, gli investimenti stranieri si suddividono in investimenti con i quali si crea un patrimonio produttivo completamente nuovo (investimenti greenfield) e in investimenti con i quali s'interviene in un patrimonio produttivo già esistente, per l'acquisizione e l'aumento dell'efficacia produttiva (investimenti brownfield). Tra questi ultimi si possono annoverare le privatizzazioni.
Gli investimenti stranieri diretti si possono realizzare nei seguenti modi:
- acquistando un'impresa già esistente;
- costruendo una propria impresa nuova;
- riscattando parti di un'impresa esistente;
- partecipando con parte del proprio capitale alla costituzione di una nuova impresa;
- partecipando con parte del proprio capitale in un'impresa, in base ad un rapporto contrattuale.
Ciò vuol dire che un'impresa nella quale è investito il capitale straniero, tenendo conto della quota in proprietà, può essere un'affiliata di una compagnia multinazionale (impresa, filiale o rappresentanza), oppure può essere una società a proprietà mista. Ne consegue che la possibilità di amministrare ovvero di controllare l'impresa da parte dell'investitore straniero dipende dal fatto se questi ne sia o meno il proprietario assoluto, di maggioranza, unico o di minoranza.
In quale modo ovvero in quale forma si realizzano gli investimenti stranieri in un determinato paese, dipende in gran parte dalle leggi di questo paese e dalla posizione assunta dal suo governo, rispetto agli investimenti esteri. Contemporaneamente, si può constatare che gli investitori stranieri di paesi sviluppati tendono a investire in paesi meno sviluppati e ad acquistare la proprietà assoluta o di maggioranza delle imprese in cui investono.
Infine, va ricordato come, per quanto riguarda il finanziamento, gli investimenti stranieri diretti si possano realizzare in tre modi, vale a dire come investimenti nell'attrezzatura, nei crediti intercorporativi e come reinvestimenti dei profitti.